Il Dio dell’Obbedienza Incondizionata

Dicevano che eravamo matti, e probabilmente lo eravamo. Ma abbiamo una storia da raccontare. Era maggio del 1989, 37 anni fa, quando ci imbarcammo in questa folle avventura che, con il passare degli anni, è diventata sempre più folle. “Non funzionerà mai”, ci dicevano. “Non fatelo! È una pazzia, una follia. Usate il buon senso”! Ma leggevamo molto spesso Oswald Chambers (evangelista, missionario e insegnante) e trovavamo nei suoi scritti parole che risuonavano nei nostri cuori.

Parole che ci incoraggiavano a seguire Dio senza esitazioni, affidandogli tutto ciò che avevamo e rischiando tutto per lui. (Vedi L’Impegno per l’Altissimo, di Oswald Chambers).

Obbedienza Incondizionata!

Chambers definì quello che stavamo facendo “obbedienza incondizionata”. Per amici e parenti, era semplicemente pura follia.

Vedi, non avevamo praticamente nulla con noi quando siamo partiti per l’Italia.

Quando siamo partiti per l’Italia, infatti, non avevamo portato con noi praticamente nulla. Avevamo solo i nostri due figli e otto valigie. Non avevamo una rete di sostegno, né soldi in banca, né proprietà o beni, e pochissimi contanti. La gente diceva che era una follia e aveva ragione: lo era.

Eppure siamo ancora qui, ancora impegnati a seguire Dio senza esitazione. Ecco perché abbiamo una storia da raccontare. Dobbiamo raccontarla in terza persona, perché in realtà è la storia di Dio nelle nostre vite.

Come Pietro, che camminava sulle acque, avremmo dovuto annegare molto tempo fa. Saremmo annegati, se non fosse stato per la protezione di Dio. Non ci ha mai abbandonati e ci ha aiutato a mantenere lo sguardo fisso su di lui.

Il fallimento totale era ciò che tutti si aspettavano. O, nella migliore delle ipotesi, un ritorno a casa in preda all’umiliazione. A rigor di logica, non dovremmo nemmeno essere ancora qui. Eppure sono passati più di 37 anni. Anni di abbondanza e anni di scarsità. Momenti buoni e momenti cattivi.

Ma, a distanza di più di un quarto di secolo, siamo ancora qui, colmi di gratitudine. I nostri cuori che continuano a gridare: “Possiamo seguire Dio senza esitazione, anche quando sembra una follia, perché Lui non abbandona mai i suoi figli!”

Ora, mentre ci avviciniamo alla conclusione del nostro 37° anno in Italia, constatiamo che il vento è ancora impetuoso e le onde alte. La vita riserva sempre tempeste e prove. Ma, anche in mezzo a queste tempeste, Dio si prende cura di noi.

Il Signore ha fatto cose grandi per noi e noi siamo nella gioia.

Salmo 126:3

I primi anni sono stati duri. Le nostre spese superavano di gran lunga le entrate. Nonostante cercassimo di vivere in modo semplice, le nostre spese erano di gran lunga superiori al nostro piccolo gruzzolo. Se pensate che stia esagerando, vi dico che contavamo i centesimi per comprare da mangiare e spesso ci chiedevamo da dove sarebbe arrivato il prossimo pasto. Qualsiasi commercialista vi direbbe che non dovremmo essere ancora qui. Eppure siamo ancora qui e abbiamo una storia da raccontare.

Nel corso degli anni, la nostra situazione finanziaria è migliorata gradualmente e arrivare a fine mese è diventato meno difficile. Anche se a volte mi chiedo se sia stato davvero un bene. In ogni senso, quegli anni sono stati i migliori della nostra vita.

È attraverso i momenti difficili che abbiamo incontrato che abbiamo imparato a riconoscere la voce di Dio e le Sue vie.

Forse non è necessario che tutti seguano Cristo con lo stesso spirito di abbandono. Non lo so. Ma nella nostra vita abbiamo scoperto che una vita agiata non ci spinge a riporre tutta la nostra fiducia in Colui che si prende cura di noi. Anzi, ci porta a una passività troppo serena.

Troppo spesso, le cose materiali ci impediscono di affidarci completamente a Dio. Queste cose ci distolgono da Gesù e ci spingono a concentrarci sul benessere e sulle ricchezze. Iniziamo a pensare di poter badare a noi stessi.

Ma anche la povertà può intrappolarci, spingendoci a pensare che il Signore ci abbia dimenticati. E la nostra anima abbattuta distoglie i nostri occhi da Lui per rivolgerli ai nostri problemi.

Occhi fissi su Gesù

La chiave sta nel ricordarsi di tenere sempre gli occhi fissi su Gesù. Solo questo ci darà il coraggio di seguirlo con tutto il cuore, qualunque cosa accada.

Tenendo fisso lo sguardo su Gesù, nei momenti belli e in quelli brutti, comprendiamo non solo che Egli è con noi nella tempesta, ma che è Lui che calma il vento e le onde. Impariamo che con Lui non possiamo mai veramente affondare. Perché anche se ci trovassimo sul fondo del mare, saremmo comunque tra le sue braccia. Non ci abbandonerà mai.

Impariamo che seguirlo con totale abbandono è la massima forma di saggezza. È follia solo agli occhi degli uomini.

Chiunque segua questa via ha una storia speciale da raccontare. È una storia che parla della grande fedeltà e cura di Dio. Della cura e della fedeltà di Dio nella loro vita!

📷 Image by Joshua Earle.

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